Compagno di sbronze – Charles Bukowski


In vista di un lungo periodo di stress da sessione invernale, verso metà dicembre arrivai alla conclusione che a distrarmi da tutto il malloppo di libri da studiare mi sarebbe stato utile un libro poco (anzi per niente) impegnativo, ma allo stesso tempo di forte impatto, sia in senso positivo che negativo. Insomma, avevo voglia di provare una bella scossa. Gettando uno sguardo alla libreria, il mio intuito ha fiutato “Compagno di sbronze” di Charles Bukowski (edito da Feltrinelli). Ho pensato: sono arrivata quasi a 22 anni, ho letto autori sconosciuti al resto del mondo, ma una riga di Bukowski, poeta e scrittore statunitense di origini russe, questa figura mitologica letteraria internazionale, non l’ho ancora letta –escludendo le citazioni copiate e incollate su centinaia di selfie postati Facebook da individui di dubbio spessore culturale-.
E allora mi sono buttata. E buttandomi in “Compagno di sbronze” ho trovato quello che cercavo (purtroppo “solo” la lettura giusta, non un vero compagno di sbronze…ahimè). Bukowski utilizza la figura di Hank Chinoski come alter ego all’interno di molti dei suoi libri, tra cui anche questo di cui vi parlo oggi. Un libro che per certi aspetti assume tratti irrealistici. Una raccolta di racconti snelli e straordinariamente cinici, perversi, drammatici, violenti, feroci e ironicamente critici nei confronti del perbenismo e del conformismo.
Di certi racconti, come Il demonio, L’assassinio di Ramon Vasquez, ne sconsiglio la lettura poco prima di andare a dormire. Un cinismo tagliente e satirico. Proprio quello che mi aspettavo da un Bukowski.

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L’isola di Arturo – Elsa Morante

Novembre è stato particolarmente importante, per varie ragioni. Una di queste è sicuramente stata la scoperta di quella che posso con certezza definire la scrittrice italiana più raffinata che abbia mai avuto il piacere di leggere. E’ stata lei la sorpresa più bella dell’anno. Tuffarsi nella lettura della Morante è stato come approdare a Procida e soggiornarci un po’, girare per le viuzze di quest’isoletta rocciosa galleggiante sul mare napoletano, lasciandomi guidare dalla narrazione di Arturo, il quale rievoca la propria infanzia fino al suo sedicesimo compleanno. Arturo conduce la propria esistenza conduce la propria esistenza in una selvatica solitudine, tra il mare fresco e le campagne, fra scogliere, la spiaggia, i vicoletti abitati dai procidani. Il primo trauma vissuto è legato alla sua nascita: la madre muore di parto, e da quando è bambino, per un certo periodo della sua vita avverte la sua forte presenza sull’isola, ha una cieca fede nella sua esistenza spirituale. Con la pubertà subentra uno scetticismo nero, cinico. Rassegnato. Rilega il pensiero di sua madre in un angolo inconscio della sua mente, dove continua ad agire indisturbato. I tormenti interiori di Arturo crescono diametralmente al suo graduale ingresso nella pubertà,  rendendolo maggiormente irrequieto, fino ad osteggiare il padre, l’unico membro della sua famiglia, la sola persona a ricevere il suo amore più profondo, più viscerale. Amore che il padre non ha mai contraccambiato e alimentato in nessun modo, ma al contrario, inasprito con un costante, freddo distacco, e le sue frequenti partenze verso mete misteriose. In Arturo c’è un’aspra coesistenza tra il selvaggio e il gentiluomo, tra il duro e il passionale. Vive tra i libri, sogna di viaggiare da grande con suo padre, insegnare agli uomini i valori veri. “L’isola di Arturo” è un romanzo interessantissimo da argomentare, cogliendo i molteplici spunti che dona nel corso della storia. Dinamiche sociali particolarmente rilevanti, come il rapporto tra Arturo e la matrigna, il rapporto padre-figlio, la pubertà, l’infanzia solitaria, il viaggio, l’amicizia.
E’ un romanzo commovente, triste, travolgente. Ma facciamo un patto: per non rovinarvi la sorpresa, colgo l’occasione di consigliarvi questa splendida perla da regalare per Natale, adatta a tutti, e in modo particolare a chi ama il dramma.

Buona lettura, e alla prossima!

#NovitàDelMese: Ottobre

Uscito il 3 Ottobre per la Mondadori, “Origin” è il nuovo attesissimo libro di Dan Brown incentrato sulla scoperta, da parte di un professore, del segreto dell’origine della vita. Un fanta-thriller intriso di mistero, codici, scienza, storia e religione che esalta lo stile tipico di Dan Brown che pur nel suo apparente approccio apocalittico, rivela un messaggio ottimistico a favore degli sviluppi ipertecnologici destinati a modificare in maniera sempre più invasiva e intensa la nostra vita.


Novità anche in casa Minimum Fax, con l’esordio di questo gioiellino: “American Dust” contiene la storia non troppo inverosimile di un ragazzo, narrata con semplicità e apparente spensieratezza. Ed è con questa semplicità che viene dipinta l’atmosfera inquieta dell’America del Secondo Dopoguerra. Un romanzo che ha travolto e sconvolto i lettori. Capolavoro di Richard Brautigan, scrittore e poeta statunitense la cui vita è stata devastata dall’alcolismo, morto infine suicida.

 

 

Esce per Edizioni Sur  (collana Big Sur), “La ferrovia sotterranea”  di Colson Whiteheand, ultimo vincitore del Premio Pulitzer e del National Book Award. Al centro del romanzo dello scrittore newyorkese la storia della giovane Cora e del razzismo sempre più feroce. Colson Whitehead  ripercorre, attraverso la storia della protagonista Cora, una lunga serie di dislivelli che emergono da uno dei paesi in cui il razzismo è ancora un tema scottante, una piaga sociale non ancora curata.

Edito da Feltrinelli, “Bacio feroce” è il nuovo romanzo di Roberto Saviano uscito il 12 ottobre, che prosegue così il ciclo de “La paranza dei bambini” e racconta i ragazzi che conoscono solo ferro e piombo,“nati in una terra di assassini e assassinati, disillusi dalle promesse di un mondo che non concede niente”. Le pagine di questo libro sono pagine graffianti, che mostrano una verità cruda e senza filtri nello stile distintivo di Saviano.

 

#AutoreDelMese: Paul Auster

Questa nuova, nuovissima rubrica non poteva che iniziare con l’autore del momento. Su Panorama un intero articolo è dedicato a lui alle sue migliori opere. Parliamo di uno dei più autorevoli autori americani contemporanei: Paul Auster.
Dopo un silenzio prolungatosi per lunghi 7 anni, Auster ritorna clamorosamente sulla scena letteraria incantando centinaia, migliaia di lettori con l’uscita di “4 3 2 1”, un’opera gigantesca (dalla copertina sublime, aggiungerei!), il libro più lungo della sua ultra cinquantennale carriera: oltre 900 pagine stese in circa 3 anni. Vera e propria goduria per gli amanti dei big books.
Auster mette alla prova e sacrifica se stesso, mette in gioco tutto il proprio impegno per superarsi, oltrepassare la soglia dell’eccellenza.
«Mi sono chiuso in casa dalla mattina alla sera. Ho cancellato viaggi, presentazioni, reading. Vedevo Siri per colazione e a sera»

Ma Paul Auster, è colui che ha fatto sognare con la Trilogia di New YorkCittà di vetro (City of Glass), Fantasmi (Ghosts) e La stanza chiusa (The Locked Room) sono i tre romanzi pubblicati separatamente tra il 1985 e il 1987. Einaudi pubblicò nel 2005 l’intera trilogia, nella collana Super Tascabili. Detective privati solitari, pedinamenti, donne misteriose, una città labirintica e ostile, queste sono le peculiarità che caratterizzano le sue opere. Lo scrittore ammette in effetti il proprio debole per i film polizieschi. I romanzi di Paul Auster sono la sintesi rivoluzionaria di influenze diverse. La Trilogia di New York, considerata ormai un classico della nuova letteratura americana, si ispira alle opere di Borges, Beckett, Cervantes e agli scrittori del postmodernismo americano degli anni ’60 e ’70.
I romanzi di Auster approfondiscono temi considerevolmente importanti come i collegamenti esistenti tra finzione e realtà, tra scrittura e mondo, tra autore e creazione, la perdita del linguaggio, l’intertestualità, il caso, il destino e le coincidenze (come in “La musica del caso”), il rapporto padre-figlio, e tanti altri. Una costellazione di riconoscimenti impreziosisce la sua brillante carriera: dalla pluricandidatura all’International IMPAC Dublin Literary Award, alla Medaglia Grand Vermeil al Salone del libro di Parigi, passando per l’elezione alla American Academy of Arts and Letters per la Letteratura.
Senza dubbio tra i libri più amati troviamo “L’invenzione della solitudine”, opera autobiografica che si struttura come un saggio sui ruoli dell’uomo; “Invisibile”; “Diario d’inverno”; Timbuctù”; e “Il libro delle illusioni”.

Ma ditemi un po’ la vostra:
Avete già affrontato Auster?
Volete iniziare?
Cosa ne pensate di “4 3 2 1”?
Quale libro (o libri) avete amato di più?

 

Classic Book Tag! Svevo, Kafka, Hawthorne e…

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6- Libro (o serie di libri) preferito tratto da un classico

7- Film (o serie tv) preferito tratto da un classico

8- Peggiore adattamento cinematografico

9- Edizioni di classici preferiti che vorresti collezionare

10- Un classico poco conosciuto che consiglieresti a tutti

Il caro prezzo della privacy – Jack Ritchie

“Non c’è romanzo che non si possa migliorare trasformandolo in un racconto breve: nelle mie mani, I Miserabili sarebbe diventato un pamphlet”. Questa breve auto descrizione introduce uno degli autori più ricercati di racconti noir. Ritchie, scrittore statunitense, classe ’22, ha scritto e pubblicato centinaia di racconti in tutto il mondo, e oggi vi parlo della raccolta “Il caro prezzo della privacy”pubblicata dalla Marcos y Marcos nel 2002, per la collana “Le Foglie”. Questo piccolo volumetto conta nove racconti, uno più bello dell’altro.

Lo stile schietto, conciso di Richtie mi ha entusiasmata dalla prima storia, “Profumo di camelie”. In ogni storia c’è un misterioso omicidio, e Richtie con la propria abilità narrativa usa un gioco astuto basato sulle ambiguità, che portano il lettore a seguire una pista apparentemente giusta, per poi  spiazzarlo nel finale. Ogni racconto finito corrispondeva ad un mio “Che razza di genio!”. Con grande fortuna ho iniziato il mio approccio a tutto un genere letterario finora a me sconosciuto proprio con un raffinato narratore come Ritchie.
Originalissime storie che si susseguono, coincidenze che vanno assimilate con lentezza e scene che a volte richiedono di essere rilette per la loro assurdità. La sottile linea che separa apparenza e realtà costituisce lo strumento prediletto con cui Jack Ritchie intesse i suoi brevi, splendidi noir.
Con la promessa di collezionare e leggere il resto dei suoi racconti, vi do appuntamento alla prossima lettura!

Must Read Book Tag!

Chiacchiere letterarie e impappinamenti vari, da Goodreads alle mie prossime letture.

Voi come conoscete nuovi libri da leggere?
I premi letterari influenzano i vostri acquisti?
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Vi aspetto al prossimo video 🙂

Diario- Anna Frank

Ho finito di leggerlo due settimane fa, ho sentito il bisogno di un attimo di riflessione prima di iniziare a scriverci su: quasi come uno scherzo del destino oggi sono seduta qui a scrivere di questa preziosissima testimonianza storica, proprio oggi, nella Giornata Mondiale della Cultura Ebraica. Ho atteso questo confronto da tempo, ho tanto temuto di non essere pronta e invece in pochissimi giorni sono stata trascinata dalla storia di questa impavida, brillante ragazzina tedesca e della sua famiglia. Amsterdam, casa Frank: Anna Frank riceve per il suo tredicesimo compleanno un diario, che da quel momento diviene l’unico suo fedele amico, o meglio fedele amica dal momento che viene battezzato col nome di Kitty.

Anna è straordinariamente dotata di un intuito e una sensibilità che la rendono più matura, più saggia rispetto alle sue coetanee. Tuttavia, non trova che la compagnia degli adulti sia poi un granché: con ciò farà i conti durante tutta la durata del proprio soggiorno nel nascondiglio segreto insieme ai genitori, la sorella, e la famiglia Van Daan. La più piccola dei Frank, costretta per via della guerra e della follia antisemita di Hitler a soggiornare in un alloggio segreto nel piano sovrastante l’ufficio del papà, ha gradualmente osservato e descritto i propri mutamenti fisici, mentali e spirituali in quella che è la delicatissima fase di passaggio dall’infanzia al mondo dell’adolescenza.
Anna è innamorata della libertà, della bellezza, della natura, del cinema, della conoscenza, ed io del suo essere me ne sono altrettanto perdutamente innamorata. Nel leggere i suoi pensieri, l’empatia nasceva e si sviluppava spontanea come un fiore sul bordo della strada. Mi riconoscevo nei suoi difetti, nelle sue insicurezze, nelle sue passioni, nella sua solitudine. Alcune pagine sono più lente, in cui Anna inserisce episodi di vita quotidiana nel rifugio. Altre pagine scorrono più piacevolmente, ricche di riflessioni sull’animo umano, sulla spregiudicatezza dei nazisti, sull’esistenza di Dio. Certe pagine lasciano un segno profondo. Altre scavano solchi di dolore.

Ma l’allegria di Anna nonostante i terribili tempi bui, nonostante la fame, la paura e la noia, non appassisce mai. A volte si scioglie in pianti segreti, ma Anna è un fuoco vivo che non smettere di ardere, fino all’ultima riga del suo diario, scritta pochi giorni prima dell’incursione dei nazisti nel nascondiglio. Anna, così innamorata della vita, con il sogno di diventare scrittrice, morirà nel campo di concentramento di Bergen-Belsen nel marzo del 1945, soltanto due mesi prima della liberazione dell’Olanda. L’unico che riuscirà a sopravvivere all’orrore dei campi di concentramento sarà il papà di Anna, Otto Frank.

Da questo Diario, se ne esce disgraziatamente vinti, inevitabilmente cambiati.

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