Lezione di anatomia- Philip Roth

Il 2016 inizia così. Per tanto tempo ho aspettato di leggere un romanzo di Roth, dunque quale miglior modo per inaugurare il nuovo anno. Ho scelto di leggere questo romanzo senza leggerne prima la trama, insomma, mi aspettavo una sorpresa: e la sorpresa, fortunatamente, è arrivata. Lo stile del romanzo è“feroce,sincero”, come J. Updike l’ha definito. La ferocia della narrazione si cristallizza ne cinico Nathan Zuckerman, vittima di un misterioso dolore di cui ne ignora la provenienza. Un dolore che da oltre un anno è costretto a subìre, che gli impedisce di svolgere anche le più semplici attività quotidiane. Il male indefinito si impossessa di Zuckerman, logorando lo spirito un pezzo per volta, lentamente e in maniera sistematica, giorno dopo giorno. Inutile il ricorso ad una squadra di medici e specialisti, i quali -senza in realtà approfondire troppo la ricerca delle origini dell’afflizione del paziente- ad improbabili diagnosi facevano seguire le più svariate e bizzarre terapie. Tutto inutile. Zuckerman, un uomo tra gli uomini, si ritrova solo faccia a faccia con il proprio dolore. Diventa quasi un rapporto fiduciario. Ma quando hai davanti nient’altro che il tuo dolore, l’unica soluzione possibile quando non puoi sconfiggerlo, è ingannarlo. Così facendo, “Zuck” piomba a capofitto in un problema ancora più grande, quello della farmaco dipendenza. Certe volte cerchiamo di affrontare un problema, finendo per incappare in un problema ancora più grande e complesso. Ed uscirne diventa un vero dramma. E’ possibile che il dolore possa avere il potere di trasformarci? Un potere tale da cambiare quelle abitudini che consideriamo irremovibili, immutabili?  Secondo Roth, e secondo quanto accade a Zuckerman sì, e possibile. Ma non abbiamo bisogno di saperlo da un romanzo, lo impariamo a nostre spese. La vita lo insegna. Il dolore è così pungente e aggressivo da invadere la sua carriera di scrittore, la sua intimità, riducendolo alla dipendenza assoluta delle sue quattro donne. Ma, paradossalmente il dolore ha la sua utilità: quando stiamo male, apprezziamo di più ciò che ci fa bene, il dolore ingigantisce le cose e ci fa vivere in una dimensione diversa, sposta i confini, e il nostro sguardo cambia. Per la prima volta, Zuckerman prende in considerazione l’idea di intraprendere la carriera di medico. Ritorna la metafora: in lotta perpetua col male, intende studiare per sconfiggerlo una volta per tutte, abbandonare il suo mondo di carta e astrattismo per lavorare con carne, sangue, persone come lui. L’esito della lettura è decisamente positivo, un autore che lascia il segno, non vedo l’ora di conoscere gli altri suoi libri. Assolutamente consigliato!

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: