Echi della tempesta- Doris Lessing

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Scrittrice britannica, lasciò la scuola all’età di 15 anni diventando autodidatta. Vincitrice del Premio Nobel per la Letteratura nel 2007, muore nell’autunno del 2013. Parliamo di Doris Lessing, una donna, prima ancora di essere autrice. I temi che hanno caratterizzato le sue opere vanno dal comunismo al tema psicologico. “Echi della tempesta” è il terzo romanzo della serie Children of Violence (Figli della violenza). Il primo libro (“Martha Quest”) fu pubblicato nei primi anni Cinquanta. Personalmente non ho avuto modo di leggere i primi due romanzi della serie, e spero di averlo in futuro, possibilmente non prima di aver smaltito un paio di montagne di libri.
Di cosa parla?
Innanzitutto, di donne. Martha Quest è divorziata ed ha una bambina -lasciata all’ex marito-, dedica tutta se stessa (tempo, salute, denaro, sentimenti) all’organizzazione comunista di cui fa parte, rendendosi economicamente indipendente lavorando in uno studio legale. Si innamora di uno dei componenti del gruppo comunista, lo sposa, ma il matrimonio si rivelerà fallimentare. Allora Martha fa leva sulla propria amicizia con le altre compagne per fare luce sulla propria identità, per dare una direzione alla propria vita, sulla quale concepisce, nel corso della narrazione, interrogativi che noi tutti almeno una volta siamo costretti in un modo o nell’altro a porci.
Anche la vita di Maisie non è rose e fiori. Lasciata incinta dal figlio di Mr & Mrs Maynard, coniugi di alto lignaggio, resta sola dopo la partenza in guerra del suo amato e vittima della perfidia dei suoi genitori, al punto di non voler più portare avanti la gravidanza. Martha la aiuta, le dona conforto e protezione, fa in modo di inserirla nella cellula comunista, affinchè possa serenamente diventare madre a dispetto della volontà dei suoceri e delle malelingue. Se non si odiano, le donne sanno essere capaci tra loro di una fortissima solidarietà. Certe volte salvano cuori, certe altre vite. Curano speranze. Le donne, come la Lessing ci insegna, non sanno solo donare la vita, sanno come farla germogliare, come ricavare bellezza dalla Bellezza. La lettura di “Echi della tempesta” è stata, oltre che molto gradevole, anche molto utile come lente d’ingrandimento su un’autrice che, senza ombra di dubbio, il Nobel l’ha meritato non tanto per la scrittura in sè, ma per aver trasferito su carta con intelligenza e stile, la grandezza, l’importanza, la forza della femminilità.

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