Salone Internazionale del Libro: visioni di umanità

Dunque dunque… Dopo collette, conti alla rovescia e tanti programmini, finalmente ho visitato, da brava bibliofila, per la prima volta il Salone Internazionale del Libro di Torino. Non mi succedeva da tanto tempo di sognare ad occhi aperti, me ne accorsi una volta varcata la soglia. Il primo giorno si è trattato più di un sopralluogo, un familiarizzare con quella vastità immensa che è il Lingotto Fiere (ex Fiat). Ma ben presto ho imparato a muovermi con destrezza fra i vari padiglioni e i tantissimi stand (fidatevi, per chi come me ha il senso dell’orientamento di una mangusta sordocieca, non è affatto semplice). Quello di cui mi rammarico è aver partecipato a pochi incontri, nonostante fossi entrata tre giorni consecutivi. Organizzarsi con gli incontri d’autore non è facile, implica mettersi in fila almeno con un’ora di anticipo (soprattutto per gli incontri maggiormente quotati). L’unico incontro che ho avuto l’onore e il piacere di seguire è stato quello di Mauro Corona insieme ad Omar Pedrini, venerdì 13 (specificarlo mi fa sentire a disagio ragazzi, ma è stato tra i giorni più belli della mia vita). Un incontro illuminante, di musica e aneddoti, che non mi sarei persa per niente al mondo! Ho sentito e visto dal vivo per la prima volta il mio scrittore preferito. Immaginate lontanamente cosa possa significare per me. Tanti anni ho sognato di incontrare Corona e scambiarci due parole, anche solo fargli sapere che esisto e che lui per me è stata una pietra miliare della mia adolescenza, e continua ad essere tale ora che sono approdata ai venti. Si è mostrato affabile, gentile e mi ha trasmesso una serenità difficilmente esprimibile a parole. Una serenità che soltanto in natura è possibile trovare, se non negli occhi di un uomo che ci vive in simbiosi. La Fiera del Libro è stata anche un’occasione per avvicinarmi meglio a quella che è la realtà dell’editoria indipendente, un settore in costante crescita che da qualche anno sostengo (nei limiti delle mie possibilità) con grande entusiasmo. Ho scambiato due chiacchiere con alcuni giovani e simpaticissimi editori, ragazzi della mia stessa età, e ho visto nei loro occhi e nei loro cuori un’intensa passione, voglia di portare avanti progetti, di crescere, di credere in ciò che fanno. Prendere coscienza di una gioventù che non si lascia intimorire dallo sfascio in cui il governo ci sta trascinando, né dalle difficoltà della disoccupazione, mi riempie di speranza. Il Salone, visto dall’occhio di un lettore, lo si può paragonare al Paese dei Balocchi. Ma prima di essere lettori, siamo umani, siamo fatti per incontrarci, parlarci, comunicarci, esprimere le nostre energie. E allora il Salone, prima ancora di affermarsi come oasi letteraria, è innanzitutto un’oasi di umanità.

12 Comments

  1. Mi piace molto Torino, un sogno sarebbe andare al Salone del Libro, non mi piacerebbe per nulla intrattenermi con Corona, l’ho già conosciuto Un borioso cafone, a vederlo ti viene l’istinto di dargli una saponetta Cattivo? No, solo che non mi vanno i cafoni

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