La nausea- Jean Paul Sartre

Romanziere, drammaturgo e filosofo francese (Parigi 1905– ivi 1980). Pensatore tra i più significativi del Novecento, la sua filosofia si riallaccia alla fenomenologia di E. Husserl e all’analitica esistenziale di M. Heidegger (http://www.treccani.it/enciclopedia/jean-paul-sartre/). Prima di iniziare, poniamo una breve riflessione sul concetto di “Nausea” secondo Sartre. Con questo termine, egli intende esprimere un atteggiamento psicologico nei confronti dell’esistenza, l’esistenza che ci pervade a tal punto che le cose finiscono per avere un’immane incidenza sulla nostra coscienza. Ciò che le cose suscitano, in questa dimensione, sono disgusto, ribrezzo. Ciò che ci tocca non ci lascia spazio e ci opprime. Le cose intorno a noi esistono e ci coinvolgono con una pienezza tale da soffocarci.
“La Nausea è l’Esistenza che si svela- e non è bella a vedersi, l’Esistenza”. Roquetin, è uno storico che lavora ad una ricerca e vive la propria esistenza nel tentativo di un distacco da tutto e tutti.  “La Nausea” è un racconto in prima persona, scelta narrativa che si sposa alla perfezione con la struttura (si tratta di un diario personale) e il tema del romanzo: il legame tra il protagonista (Roquentin) e il lettore è più profondo, l’intensità empatica è maggiore, e tutto ciò che il narratore prova -ripugnanza, intolleranza, rabbia, “Nausea”– sono tutte sensazioni che il lettore sente quasi sulla sua pelle, nella sua mente. E’ una “nausea” che pervade anche chi legge. Il diario si Roquetin registra i momenti della sua vita che oscillano tra afflizione per un mondo che, in se, lo invade e lo affligge, lo rende goffo e pesante, e sollievo per quei rari momenti di leggerezza e annullamento, quasi inesistenza. La scelta accurata di ogni aggettivo per la descrizione delle condizioni psicologiche del protagonista narrante, rende quasi palpabile le emozioni, le particolarità dei personaggi che fanno da corollario (l’Autodidatta, Anny, la cameriera) e i dettagli non sono ridotti ad un mero elenco che a volte noi lettori, diciamolo, preferiremmo saltare, ma la naturalezza con cui sono inseriti nel testo fa in modo che siano proprio essi a catturarci. Il trovarmi a tu per tu con un filosofo esistenzialista, soprattutto Sartre, è stato un rischio che -non essendo particolarmente portata per la disciplina filosofica- da un lato mi spaventava, ma che dall’altro ho volutamente scelto di correre perchè sono contro la politica del “non lo leggo perchè non è il mio genere”. Lo trovo un limite. Naturalmente ognuno di noi è più propenso per certi generi a dispetto di altri, ma escludere dal proprio campo visivo le letture che non appartengono ai nostri generi preferiti significherebbe privare a noi stessi la possibilità di piacevoli scoperte. Io, che di filosofia ne ho letta ben poca, ho trovato “La Nausea” una piacevolissima scoperta, che ho amato dalle prime pagine e che ha fatto cadere nell’oblio il timore di confrontarmi con testi di carattere filosofico. Se avessi escluso dalla mia visuale ogni opera di questo genere, non mi sarei regalata una sorpresa così. Per cui non abbiate paura di leggere, mai. “Non bisogna aver paura” scrive Sartre. Il confronto richiede anche, soprattutto coraggio.

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