Cortesie per gli ospiti- Ian McEwan

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Pubblicato in Italia da Einaudi nell’83, due anni dopo la prima pubblicazione a Londra, “Cortesie per gli ospiti” -secondo romanzo di McEwan in ordine cronologico- è stato anche proposto per il Booker Prize. Scrittore inglese che particolarmente ho avuto modo di apprezzare all’inizio di quest anno con un altro dei suoi romanzi, “Espiazione” (vd. Gennaio 2016), McEwan non mi ha deluso neanche stavolta, anche in presenza di diversi punti deboli.
Quella Mary-Colin è una coppia tremendamente inusuale, tenuta insieme dal filo di un’affinità che si assottiglia e si espande nel tempo e a seconda degli umori ma non s’indebolisce, resta forte. La coppia è in vacanza in una località balneare fatta di strade strette e piazze larghe, resta torrida dal soffocante clima estivo e al tempo stesso immersa in un’atmosfera surreale e inquietante. E’ proprio in una di queste strade che la coppia incontra Robert, un personaggio bizzarro che si offre prima di guidare i turisti in giro per la città e in seguito di ospitarli in casa propria (a voi capita spesso di incontrare tizi a random per strada e di invitarli ad alloggiare nella vostra umile dimora?). La seconda coppia, Caroline-Robert, ha intorno a sé un alone di mistero, un segreto celato, terribile.
Da questo romanzo breve, circa 130 pagine, è stato tratto un film  ma inutile dirvi che, sebbene il romanzo mi sia piaciuto ma senza avermi fatto impazzire, il paragone non regge. Assolutamente. Come a mio parere non regge il confronto fra “Cortesie” ed “Espiazione”. I vent’anni che separano i due romanzi si mostrano e appaiono sotto forma di sfumature stilistiche differenti. “Espiazione” è più realistico, concreto sotto tutti gli aspetti -personaggi, fatti, ambientazione-. Ho apprezzato “Cortesie per gli ospiti” più per il finale, spiazzante e sconvolgente, che per il resto della storia, della descrizione dei personaggi, degli incontri, delle emozioni. Poco coinvolgente. McEwan ha scritto di meglio, e voglio fidarmi perchè sono estremamente convinta del suo talento e sarei felice di leggere altro, magari anche i suoi racconti, per approfondirlo meglio e conoscerlo meglio, voglio scoprire il suo vero valore. A quel punto sarò in grado di farmi un’idea complessiva, e di parlarne con voi… Why not?

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5 commenti

  1. Ti ringrazio per il cortese follow.

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    • Ops, mi è scappato pubblicato l’inizio del discorso.
      Volevo dirti che ho scorso le letture da te citate, avremmo da scambiare impressioni per una vita, dato lo spazio avaro mi limito a buttare là che amo Kurt Vonnegut (Mattatoio numero … e un altro titolo suo che ora mi sfugge); Doris Lessing anche brava; Sartre, lettura d’obbligo anni fa, ma troppo lontano perchè lo commenti; Goldoni, i suoi Memoires sono di una scorrevolezza sorprendente e assenti di retorica… la Yoshimoto, sì, ma sono fermo a Kitchen e poi… e anche Sepulveda, quel suo vecchio, mah!
      I libri, purtroppo, sono come la cucina: ogni persona è un palato, immagina cosa può pensare un vecchio cinese assaporando il più prezioso dei Baroli o un italiano se dovesse degustare cervello fritto di scimmia…
      Insomma, ti sorrido e saluto con un a presto! 🙂

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      • Ammetto che l’esempio del cinese mi ha fatto molto sorridere, originalissimo! Di ciò che leggo provo a descrivere le mie impressioni nella maniera più chiara possibile e soprattutto adoro i confronti, per cui mi fa piacere averti qui sul mio blog e mentre ti rispondo ne approfitto per darti il benvenuto! ☺ Mi piacerebbe sapere cosa ne pensi di Kitchen e se lo consiglieresti, avevo intenzione di recuperarlo.. Stessa cosa per Mattatoio di Vonnegut. In merito all’esiguo spazio sono assolutamente d’accordo, ma sarebbe interessante uno scambio di impressioni. A presto! ☺

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  2. Sei molto gentile e cara.
    Questo premesso, ti era dovuto, ripeto e insisto sulla soggettività dei giudizi, per cui sono in imbarazzo circa la Yoshimoto.
    Kitchen lo lessi all’epoca del lancio, se ne parlava molto, e ricordo un brano molto bello all’inizio, sulla cucina in questione. Per il resto ho un ricordo nebuloso, e non azzardo oltre. Invece di Kurt Vonnegut ho letto Mattatoio n.5 e Uomo senza patria, di recente.
    Vonnegut è bel personaggio, folle, e sanguigno. E ho trovato buono Mattatoio e simpatico Uomo senza patria. Dico simpatico. Ma in realtà c’è ironia, provocazione (non gratuita), sincerità. Estrema. La sincerità di chi è al termine della sua vita, e che vita, intensa.
    Però, torno a dire, non è detto che ciò che vi ho trovato, tu debba condividerlo ugualmente.
    Butto là, per chiudere, che forse al posto della Yoshimoto io leggerei qualcosa come Memorie di Adriano della Yourcenar. Un libro maturo di una persona che quel libro l’ha maturato a lungo, e si sente!!!!
    Sorriso 🙂

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    • Ho apprezzato molto anch’io la schiettezza e la provocazione nelle parole di Vonnegut, mi è piaciuto sin da subito. Memorie di Adriano è presente sulla mia wishlist -ormai non ricordo più da quanto tempo- e alla prima buona occasione che mi capiterà, lo recupero. Ma ho sentito tanti pareri positivi. In questo momento ho in lettura “La casa del sonno” di Jonathan Coe, è ancora presto per trarne delle conclusioni ma posso dire che mi sta piacendo molto.
      I tuoi consigli sono davvero graditi!
      Una buona giornata 🙂

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