Memorie dal sottosuolo-Fëdor Dostoevskij

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Il sottosuolo… Cos’è? Innanzitutto il luogo in cui prende vita l’aspra critica dell’autore del monologo. Una critica che prende forma da un procede in direzioni differenti: verso se stesso lancia tutto il suo disprezzo, per il proprio disagio provato ogni qualvolta egli si ritrova fuori da quel guscio sicuro e confortante ma allo stesso tempo deprimente, la sua invidia verso gli altri, così sicuri di sè e delle loro azioni, lui così impacciato, goffo, inadeguato; verso la società, così disgustosamente ipocrita. Questo monologo, questo flusso di coscienza che occupa tutta la prima parte del romanzo “Il sottosuolo”, risulta essere un’analisi della complessità dell’anima umana, della complessità psicologica e morale. Il protagonista, parla in prima persona e mette a nudo tutto ciò che riguarda la sua interiorità -tutto ciò che al lettore interessa conoscere-, risaltando debolezze e punti di forza, sforzandosi di applicare alle confessioni la massima sincerità. L’autore di queste confessioni è un uomo eccessivamente riflessivo, malvagio (ma ritiene poi di non esserlo davvero) e invidioso degli altri uomini ma con una chiara consapevolezza della propria personalità. Dostoevskij scrisse questo libro “destinato a dominare la narrativa occidentale per i prossimi cent’anni” (come Alberto Moravia scrive nella breve introduzione) all’età di 43 anni, e dall’esperienza del carcere -una decina di anni prima di scrivere le Memorie-gli permise di osservare meglio il cambiamento del comportamento umano in base agli eventi esterni e ai pensieri e sensazioni interni: è forte la sua determinazione nel cimentarsi nella scrittura sull’animo umano. Guarda nell’oscurità, cerca una spiegazione, vuole portare alla luce quello che è l’uomo. Cosa rende l’uomo davvero uomo.
Alla lunga premessa di taglio psicologico segue la seconda parte del libro“A proposito della neve fradicia”in cui il protagonista, impiegato dello Stato, descrive se stesso e la sua concezione del mondo. I suoi pensieri scorrono con spudoratezza, quasi con una certa indecenza e cattiveria, scoprendo i demoni della propria solitudine, il desiderio di essere qualcosa o qualcuno, di sentirsi desiderati, accolti. Egli è intelligente, capace perfino di amare. Ma non sa a chi, perchè e come dare le sue capacità. La repressione di se stesso lo porta a una scrittura nevrotica e a tratti esaltata, alla liberazione di una coscienza martoriata dalla solitudine e l’inadeguatezza all’esistenza
E’ un libro che parla a tutti noi, e che tutti noi dovremmo leggere almeno una volta nella vita per renderci davvero conto di quanto la natura umana sia straordinariamente complessa e corrotta.

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3 commenti

  1. Un libro letto e riletto!
    Non posso che concordare con la tua recensione: è un libro che parla di noi, di noi uomini.

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  2. Lettura molto interessante!

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Trackback

  1. Memorie dal sottosuolo-Fëdor Dostoevskij — BOOK’S THIEF – katniss2016

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