Preghiera per Cernobyl’- Svetlana Aleksievic

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Un evento storico mai stato esplorato così a fondo, mai dall’angolatura scelta dalla giornalista bielorussa Svetlana Aleksievic, Premio Nobel 2015 per la letteratura e una delle più grandi scrittrici dell’età contemporanea. I suoi occhi di cronista hanno assistito a tanto orrore, tanta miseria e distruzione, e forse è questa una delle ragioni per cui il disastro di Cernobyl viene raccontato con uno stile del tutto nuovo, estremamente crudo, consacrando il proprio talento alle molteplici voci dei cittadini bielorussi che quel disastro l’hanno provato sulla propria pelle, lo hanno pagato a caro prezzo, e molti lo stanno ancora pagando. Il potere di questo romanzo, sta esattamente qui, nella diretta testimonianza. La Aleksievic mette in secondo piano lo svolgimento del disastro, pone invece al primo i sentimenti, le emozioni della gente. Non si chiede come è successo quello che è successo, il suo obiettivo non è quello di smascherare il/i colpevole/i, ma di capire cosa le persone hanno provato, come hanno reagito, cosa è cambiato nell’esistenza di ciascuno di loro. Non numeri, calcoli, probabilità. Ma sacrifici, gesti eroici, gesti d’amore, perdite, lacrime, sangue. Soffocata dalle autorità e dai media, la voce del popolo bielorusso è rimasta inascoltata, ignorata per troppo tempo. Siamo così vulnerabili e compassionevoli di fronte alla sofferenza nel mondo, eppure non si comprende ancora il motivo per il quale nessuno ha mai provato interesse nel conoscere e far conoscere la storia della tragedia nucleare che ha ucciso persone come noi.
Cernobyl ha cambiato il concetto stesso di morte: una morte che non ha volto, non ha rumori, odori. Non tocchi, non vedi, ma ti distrugge,ti annienta e avvelena ogni tua singola cellula. Ma quanto, di tutto questo, avrebbero potuto comprendere gli umili contadini dei kolchoz, le casalinghe il cui unico impegno era quello di sfamare un quantitativo considerevole di prole? Come poteva essere compresa una cosa così grande, così astratta, da una popolazione così miseramente povera d’istruzione? Così soggiogata dal governo?
A comprendere la reale portata del disastro, furono in pochi. E quei pochi -medici, fisici, ingegneri-, vennero scambiati per matti o allarmisti da tutti gli altri mentre continuavano con l’innocenza dei bambini a mangiare, bere e respirare veleno. Mentre la morte agiva indisturbata.
Ho avuto modo di riflettere su tanti aspetti di questa lettura, mentre scorrevo tra le storie. Ci sarebbe tanto da riflettere sul tema del rapporto tra uomo e natura, sui pro e contro della tecnologia. Ma l’aspetto peculiare su cui ho preferito soffermarmi è un altro: il potere dell’informazione. Mi sono chiesta più volte mentre leggevo, quante vite si sarebbero potute salvare se a far fronte al disastro nucleare ci fosse stato un popolo ben informato, sui fatti e sulle conseguenze. Quante vite sono andate perdute, quante famiglie straziate a causa della disinformazione, a causa del silenzio. Quante anime hanno portato sulla propria coscienza governanti e operatori dei media. Quanti hanno tenuto la bocca chiusa e le mani in tasca, lasciando morire i bambini che sarebbero potuti essere gli amici dei propri figli, o i figli stessi. Se ci si fosse impegnati nella diffusione di una corretta e non distorta informazione, il numero delle vittime sarebbe rimasto lo stesso?
E’ un pensiero che, personalmente, non concede tregua.
Chi sa e tace, è già colpevole.

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3 commenti

  1. Vittorio Tatti

    M’interessa molto.

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  2. L'Altrove - appunti di poesia

    La cultura é alla base di una società civile e consapevole, é importantissimo che qualcuno ancora ne parli. Altrettanto importante é consigliare libri del genere, grazie!

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