Diario- Anna Frank

Ho finito di leggerlo due settimane fa, ho sentito il bisogno di un attimo di riflessione prima di iniziare a scriverci su: quasi come uno scherzo del destino oggi sono seduta qui a scrivere di questa preziosissima testimonianza storica, proprio oggi, nella Giornata Mondiale della Cultura Ebraica. Ho atteso questo confronto da tempo, ho tanto temuto di non essere pronta e invece in pochissimi giorni sono stata trascinata dalla storia di questa impavida, brillante ragazzina tedesca e della sua famiglia. Amsterdam, casa Frank: Anna Frank riceve per il suo tredicesimo compleanno un diario, che da quel momento diviene l’unico suo fedele amico, o meglio fedele amica dal momento che viene battezzato col nome di Kitty.

Anna è straordinariamente dotata di un intuito e una sensibilità che la rendono più matura, più saggia rispetto alle sue coetanee. Tuttavia, non trova che la compagnia degli adulti sia poi un granché: con ciò farà i conti durante tutta la durata del proprio soggiorno nel nascondiglio segreto insieme ai genitori, la sorella, e la famiglia Van Daan. La più piccola dei Frank, costretta per via della guerra e della follia antisemita di Hitler a soggiornare in un alloggio segreto nel piano sovrastante l’ufficio del papà, ha gradualmente osservato e descritto i propri mutamenti fisici, mentali e spirituali in quella che è la delicatissima fase di passaggio dall’infanzia al mondo dell’adolescenza.
Anna è innamorata della libertà, della bellezza, della natura, del cinema, della conoscenza, ed io del suo essere me ne sono altrettanto perdutamente innamorata. Nel leggere i suoi pensieri, l’empatia nasceva e si sviluppava spontanea come un fiore sul bordo della strada. Mi riconoscevo nei suoi difetti, nelle sue insicurezze, nelle sue passioni, nella sua solitudine. Alcune pagine sono più lente, in cui Anna inserisce episodi di vita quotidiana nel rifugio. Altre pagine scorrono più piacevolmente, ricche di riflessioni sull’animo umano, sulla spregiudicatezza dei nazisti, sull’esistenza di Dio. Certe pagine lasciano un segno profondo. Altre scavano solchi di dolore.

Ma l’allegria di Anna nonostante i terribili tempi bui, nonostante la fame, la paura e la noia, non appassisce mai. A volte si scioglie in pianti segreti, ma Anna è un fuoco vivo che non smettere di ardere, fino all’ultima riga del suo diario, scritta pochi giorni prima dell’incursione dei nazisti nel nascondiglio. Anna, così innamorata della vita, con il sogno di diventare scrittrice, morirà nel campo di concentramento di Bergen-Belsen nel marzo del 1945, soltanto due mesi prima della liberazione dell’Olanda. L’unico che riuscirà a sopravvivere all’orrore dei campi di concentramento sarà il papà di Anna, Otto Frank.

Da questo Diario, se ne esce disgraziatamente vinti, inevitabilmente cambiati.

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5 commenti

  1. Io l’ho adorato, lo ricordo ancora da quando lo lessi per la prima volta e ogni tanto ne rileggo qualche pagina, per riassaporarlo… penso sia uno dei libri più apparentemente innocenti mai scritti, ma pieni di verità e di tragedia… 🙂

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  2. Se ne esce cambiati, sì. Immagino, perché così è stato per me e perché non leggo questo libro importantissimo (che, credo, mai rileggerò) da quando ero coetanea di quella ragazzina (che sarebbe stata quasi coetanea di mia madre). E ricordo, sempre presente, l’emozione combinata con una forma di “vergogna” per quella che ho vissuto, allora, come l’intrusione in un diario, che tutte noi adolescenti tenevamo, luogo segretissimo la cui violazione sarebbe stata bestemmia, senza confessare a noi stesse una qualche segreta speranza di tale violazione, per tutto ciò che avremmo avuto bisogno di dire e non si poteva, per il misto di verità e costruzione dell’immagine di noi che conteneva. Per tutto. Non sapendo, allora, della seconda versione, diciamo “per la stampa” che Anna ne scrisse. Con tutta l’ingenuità del caso.
    Scritto, dunque, riscritto, (anche) per essere letto. Documento di una vita che scorre, vive, ama, soffre, cresce, gioisce, necessariamente, anche sotto le bombe e anche in una soffitta.
    Documento unico e irripetibile, di cui mi sono sempre chiesta di quali, quanti, interventi sul testo sia stato oggetto, e ancora la vergogna per una intromissione non autorizzata in una vita ancora piccola e tanto grande, traboccante. Di cui render grazie a Otto Frank che, a questa sua figlia, ha dato la vita due volte.
    Bello, importante, che venga ancora letto. E fa niente il fatto che sia, anche, di suo, l’opera, di una potenziale grande scrittrice (chissà, quando un giovane futuro viene interrotto cambia il mondo intero).
    Commento troppo lungo, ma questo libro porta una grande emozione.

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  3. Ho letto il Diario quando ero appena un ragazzino, ricordo che se ne era parlato a scuola e mi era venuta la curiosità. Mi era rimasto impresso sotto diversi aspetti, primo fra tutti questo amore di Anna per la vita, come hai giustamente sottolineato, nonostante fosse costretta a vivere nascosta in un buco sovraffollato. E’ uno di quei libri che mi riprometto sempre di rileggere, il tuo post potrebbe essere lo stimolo giusto per passare dal dire al fare.

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    • Mi son promessa anch’io di rileggerlo, è una storia che lascia un vuoto non appena lo si termina.

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      • Non ne dubito, conoscendo il motivo per cui il diario si interrompe. Ma quando l’avevo letto ero troppo giovane e non avevo ancora provato il dolore di una perdita, dunque non ero in grado, più di tanto, di immedesimarmi, nonostante mi fossero noti gli orrori dell’Olocausto. Ma una cosa è sapere, altra è comprendere.
        Ora forse lo vivrei con un trasporto diverso, più maturo e anche più intimo. Come del resto mi è poi successo, anni dopo, con Primo Levi. Ecco, lui sì, se ci penso, non posso fare a meno di avvertire il vuoto che ha lasciato, per come se n’è andato.

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