Lessico famigliare – Natalia Ginzburg

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E’ con “Lessico famigliare” che ho concluso questa strana estate. Tra un turno e l’altro di lavoro, e tra un testo universitario e l’altro, ho letto una delle pietre miliari della letteratura italiana moderna.
“Lessico famigliare” è un romanzo di pura memoria, come sostiene la stessa Ginzburg. Nel raccontare la sua famiglia, infatti, non ha che da attingere unicamente dalla sua memoria. E nel racconto, opera una volontaria esclusione di se stessa. Non parla mai di se, delle sue sensazioni, né dei suoi pensieri. Questa scelta è stata oggetto di dure critiche da parte di chi si attendeva una narrazione autobiografica in senso stretto. La piccola Natalia, appartenente ad una famiglia ebraica e antifascista, cresce e diventa ragazza, poi donna: tuttavia si affaccia timidamente e con rarità nel corso della propria storia. Anzi, non si tratta della propria storia, ma quella della sua famiglia (il titolo lo mette bene in chiaro). Lascia poco spazio alle proprie riflessioni sui personaggi e sulle vicende. Da un punto di vista personale, non saprei come giudicare questa volontaria assenza dell’autrice, una reticenza dovuta probabilmente alla mancata voglia di mettere nero su bianco la sua infelicità, i suoi tormenti. Voltando l’ultima pagina del libro, mi sono resa conto di non essere entrata in sintonia con il libro, di non averlo amato al punto da spiacermi per averlo finito. Il mio è un “ni”, nonostante abbia riconosciuto il talento letterario dell’attrice. Ma per ragioni a me stessa poco chiare, non mi ha emozionata come speravo, e questa l’ho presa come una delusione.
Ho trovato interessanti i riferimenti e gli aneddoti legati alla famiglia Olivetti, all’editore Einaudi e alla sua casa editrice, a Cesare Pavese e il marito Leone Ginzburg.
Da grande appassionata della Einaudi, ammetto di aver provato un certo entusiasmo nel leggere un pezzo importante della storia della casa editrice torinese da una nuova prospettiva.
Un libro che mi ha lasciata un po’ di amarezza, ma sicuramente più ricca.

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1 Comment

  1. Non l’ho ancora letto. Non riesco a capire come mai d certi testi io posticipi sempre la lettura. Ad ogni modo comprendo cosa vuoi dire. A volte, l’assenza di condivisione dell’autore dei sui personali sentimenti, stati d’animo, non aiuta a creare la giusta empatia con il testo.

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