La morte a Venezia – Thomas Mann

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Thomas Mann, romanziere e saggista tedesco e premio Nobel (1929), è un pilastro della letteratura mondiale. L’opera, strutturata in forma di romanzo breve, è stata forgiata con uno stile colto e raffinato, allo stesso tempo accessibile.
E’ la storia (tratta, secondo dati certi, da esperienze dirette di Mann) di Gustav von Aschenbach, autore cinquantenne che spinto da un forte senso di noia e malinconia decide di prendersi una pausa dalla propria quotidianità e fare le valigie per un viaggio. La sua mèta è Venezia, città con la quale sviluppa un rapporto di odio/amore. Con i suoi vicoli, i canali, le gondole e le serenate in sottofondo in calde sere d’estate, Venezia è come un balsamo per l’anima dell’anziano forestiero.
Ma a stravolgere la sua vita sarà Tadzio, un ragazzino polacco di straordinaria bellezza, paragonabile al modello di una statua greca. Tadzio si trova in vacanza con la sua famiglia e l’istitutrice. La sua visione è miraggio e tormento per von Aschenbach che sente il peso dei propri anni gravare sull’infatuazione per il giovane Narciso.

“I suoi occhi abbracciavano la nobile figura sul bordo dell’azzurro e in estatica esaltazione egli credette di comprendere l’essenza della bellezza, la forma come pensiero divino, l’unica pura perfezione che vive nello spirito e di cui era qui offerta all’adorazione un’immagine umana, un simbolo chiaro e leggiadro.”

Il senso di quelle giornate veneziane si riduce alla possibilità di poter ammirare l’oggetto del proprio amore, di poterlo perfino seguirlo per le stradine e i ponti. Si crea una sottile e quasi impercettibile complicità di sguardi tra i due, e questo gioco proietta l’anziano intellettuale in una dimensione ben lontana dalla realtà, fino a spingerlo al sacrificio della propria vita. A Venezia circola da qualche tempo il colera asiatico, ma le autorità mantengono un rigido silenzio sulla scomoda vicenda al fine di esorcizzare il panico ma soprattutto non recare danni al florido turismo. Venuto a conoscenza della verità sulla diffusione della malattia mortale, von Aschenbach sceglie tuttavia di restare. Perchè il solo pensiero di allontanarsi dal grazioso fanciullo straniero per ripiombare nella grigia monotonìa di Monaco, lo soffocava. Sacrifica se stesso e si trascina nell’abisso, perchè ama profondamente Tadzio, e trova il coraggio di confessarlo a se stesso.
“La morte a Venezia” è ispirato a un viaggio di Thomas Mann, e la moglie Katia riconosce in questo racconto la famiglia polacca e il ragazzino (nel 1964 si scoprì che si trattava del barone Wadislaw Moes) che incontrarono durante il pranzo del primo giorno di vacanza.
Il romanzo breve scardina il tema della pederastia, che- come rivelano i suoi “Diari”– ha sempre tormentato interiormente Thomas Mann. Il protagonista di questo grande classico diventa la voce delle riflessioni e sofferenze, tiene vivo l’interesse del lettore fino all’ultima riga della commovente e straziante storia.

Assolutamente da leggere.

 

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